POESIA, ARTE, ATTUALITA', SOCIETA', RECENSIONI, TERRA DI CIOCIARIA
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mercoledì 6 aprile 2011

Gertrud Welz. Surrealista, anzi no.

"Magie der Baeume", Gertrud Welz.
"Roma Trasformata", Gertrud Welz,
"Innen und Aussen", Gertrud Welz

Sul suo sito leggiamo le sue parole: "Al fine di raggiungere l'armonia preferisco ponderare la presenza di elementi. La spontaneità non è persa, dal momento che questa selezione è fatto emotivo. Nella mia pittura cerco di mettere sempre anche l'elemento opposto,. Oscuri e luce, il caldo e il freddo, il male e il bene, perché l'uno senza l'altra non può essere ben percepito. Un quadro che si acquista per decorare un ambiente, dovrebbe essere comunque sempre anche estetico in un certo senso., e invitare a guardare, a riposare lo sguardo oppure andare in giro all’interno del quadro.." (link).
Cara Gertrud, ti conosco da quando ero piccina. Un giorno,  sei arrivata al casale della mia famiglia con un quadro che ritraeva due lavandaie intente a chiacchierare, tra un cencio e l'altro inzuppati nel fontanile. Il dipinto lo possiedo ancora, o meglio. L'ho rubato a mia nonna, destinataria di quel prezioso dono...
Le donne sono  piuttosto macchiaiole ma conservano bene quella traccia di "umano" che poi, negli anni, a quanto pare si è dissolta. "Innen und Aussen", "Roma trasformata", "Magie Der Baeume" sono soltanto qualche esempio di cosa tu sappia fare. E, soprattutto, del percorso artistico che ti ha portato a scegliere il sogno, l'abbandono della realtà figurata, la compenetrazione dei piani, i colori freddi preponderanti o il bianco e nero in mille pezzi.
Nei tuoi quadri c'è tutto un mondo da interpretare, specie quando ci si rende conto che una traccia di essere vivente, finisce con lo svanire nelle linee spigolose, nelle macchie e nei cubi che provocano un piacevole straneamento dell'equilibrio.




domenica 24 ottobre 2010

L'oniricità di Beatrice Scaccia

Beatrice Scaccia. "Volgeva piano il capo".

Nell’attuale panorama artistico, le diverse esperienze sfociano nelle manifestazioni più personali. Decodificando la natura, l’oblio, l’annichilimento, la bellezza e tutto un vaso di Pandora , l’artista si pone sempre più nella sua esperienza individualistica. Le probabilità di interpretazioni, sono contestualizzate a partire dal nucleo formativo che un pittore, scultore o artista in genere, ha appreso come itinere nel proprio excursus didattico. E’ pur vero che, in un secondo momento, nella cosiddetta maturità espressiva, l’opera rappresenta pienamente la  giusta fase di approdo conclusivo e soddisfacente. E arriva per tutti il momento di godere soggettivamente di questo percorso, come accade alla ciociara Beatrice Scaccia. Molto giovane, vanta numerose collaborazioni internazionali. Dopo la maturità conseguita a Frosinone,  si è formata presso l’Accademia Di Belle Arti di Roma, diventando allieva di Gino Marotta. Attualmente vive nella capitale, senza però sciogliere il nodo con la sua cittadina natale, cioè Veroli. Il genio di Beatrice sta nel rappresentare l’evanescenza di un mondo di personaggi, dislocati in ambiti disincantati e quasi privi di nomenclatura.  Abbiamo esigenza di guardare i soggetti da ogni punto di vista e la pittrice sa soddisfare questa necessità. Non è piattume bidimensionale, l’opera di Beatrice. E’ ancora più estrinsecamente polivalente anche quando le figure si pongono nella solitudine del loro profilo. E non sanno osservare che loro stessi, attraverso un silenzio surrealista. Psicologia dissacrante, delle volte. Realtà costruttivamente disarmante, altre. Pittura priva di campiture concentrate nei cromatismi più scontati, lo sfumato prende spazio dove è necessario, senza disturbare.
Un’opera tra le più originali e meglio rappresentativa della gioventù  artistica.

martedì 19 ottobre 2010

"Scrivi e strappa" di Alessandro Suizzo



Alessandro Suizzo è siciliano. Attualmente vive a Catania, dove svolge la professione di insegnante e giornalista pubblicista per L'Isola Possibile, Left ed altre testate. Nel suo libro di poesie "Scrivi e Strappa", edito nel 2008 dalla casa editrice Il Filo, ha racchiuso tutto un lavoro di appunti poetici, che nascono sia dalla personale visione del contesto sociale in cui vive, sia dai frammenti vagamente crepuscolari dei giorni cosiddetti quotidiani. Ma il fremito di Suizzo, si accende soprattutto per il dibattito che egli stesso porta avanti non solo come discussione sociale. Da sempre impegnato nella lotta antimafia, qui, scrive pagine che rigettano una rabbia espressa. E proprio attraverso il concetto di battaglia, nei suoi versi sembra echeggiare un filo conduttore, che anella esperienze di guerre storiche passate ( Rabbia viva) ed altre attuali e personali (Isola, Delirio apocalittico). Dolcissima è il componinemto dal gusto liricheggiante 2000 anni, con quel "...sole di fine anno..." che conclude "...quello sguardo d'amore che t'adoro". Assolutamente sperimentali le "sconnessioni" che chiudono il libro, vere e proprie esercitazioni che non scalzano via la sagacia di chi fa della poesia un mezzo di denuncia e salvificazione (come nella conclusione dell'autore "... è soprattutto credere ...che la poesia possa salvare l'umanità"). Singolare infine l'uso di termini inconsueti e desunti da tutto un gioco di parole (disperassegnato, debolepovero, eil, vedivivi...), che fanno di questo volume un' interessante e impegnata lettura.