POESIA, ARTE, ATTUALITA', SOCIETA', RECENSIONI, TERRA DI CIOCIARIA
Visualizzazione post con etichetta Adamo Dell'Orco. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Adamo Dell'Orco. Mostra tutti i post

domenica 28 novembre 2010

Rassegna stampa evento culturale "Agneyma ... Purezza pensa di te", Alatri, 2/9 maggio 2010. Roberta Fanfarillo, Paola Zeppieri ed Adamo Dell'Orco

Da sinistra: Roberta Fanfarillo, Adamo Dell'Orco, Paola Zeppieri

Alatri, 2/9 Maggio 2010, Chiostro di San Franceso. Mostra di pittura, scultura e poesia  "Agneyma ... Purezza pensa di te" curata  da Adamo Dell'orco, Roberta Fanfarillo e Paola Zeppieri.




Dipinto di Roberta Fanfarillo.

Scultura di Adamo Dell'Orco con il libro di poesie di Paola Zeppieri

venerdì 23 luglio 2010

La scultura di Adamo Dell'Orco. Il gusto per la meraviglia!

Scultura di Adamo Dell'Orco in ulivo



Adamo Dell’Orco è uno scultore che vive e lavora ad Alatri (Fr) con la sua splendida famiglia. La produzione è notevole (guarda qui) e l’uso di materiali non desueti è una prerogativa di questo nostro artista. Questa sua sapienza nella lavorazione del legno di ulivo, del ferro e di altre materie, lo annovera a buon diritto tra i più singolari e apprezzati scultori non solo della provincia Ciociara. Della sua umiltà si può parlare tanto quanto la capacità di renderci partecipi di ciò che realizza. Un prodotto artistico deve saper coinvolgere sia l’osservatore più esperto sia quello più disattento a certe disacerbazioni di mestiere. L’arte contemporanea, che abusa di materiali provenienti dall’industrializzazione, molto spesso esaspera ed accentua quella concettualità che dovrebbe fare pendant con l’iconografia di tale opera d’arte. Adamo, invece, specie con quei volti scolpiti nel legno, ci ricorda quanto più facilmente sappia insinuarsi nel cuore un volto oppure un’espressione, cioè quello che sa fare mormorìo nell’anima. Il suo lavoro rende partecipe l’altro attraverso il sacro fuoco dell’arte, che sa custodire quasi ingelosendo chi non lo possiede. Quelle bellezze aggrovigliate dei corpi, nel tentativo di rivolgersi all’infinito-indefinito, annodano le nostre menti spasmodiche quasi all’inverosimile. E ci ricordano quanto tutti, dibattendoci, vorremmo spiccare il volo, senza dimenticare le radici terrene. Ma quei visi di Adamo sanno guardare oltre, molto oltre… Ed un grido si scioglie sulla loro bocca, zittendoli solo in apparenza.

giovedì 22 luglio 2010

Espressionismo figurativo contemporaneo: Roberta Fanfarillo, pittrice sentimentalista.


La pittura è un gesto, un sentimento, un’idea che nasce e si sviluppa a partire dalla consapevolezza che l’artista ha prima di tutto di sé stesso. La forma mentis che la pittura ci modella sopra a foggia di noi stessi, suggella il rapporto intrinseco che c’è tra la tela e colui che la dipinge. Il corto circuito che certa distruzione di massa dei sentimenti provoca, riuscendo ad annichilire anche le più remote tracce dell’adorazione amorosa di un prodotto artistico, non è assolutamente presente se l’intenzione di una scelta è buona. In questo caso, quando si dipinge, lo si fa per ispirazione e non per percorrere una strada che a tutti i costi vorrebbe farci raggiungere la fama della notorietà nel panorama sterminato di pennellate e cornici retrò. Questa ( la fama), è l’ultima tappa dei grandi pittori, scultori ed artisti che si muovono con umiltà.

Difatti, si parla qui di una giovane donna, che ha saputo lavorare in silenzio, senza disturbare, concedendo allo sguardo altrui ciò che le sue mani sanno realizzare, solo dopo attente e d esigenti meditazioni.

Roberta Fanfarillo (link), pittrice di Alatri, cittadina situata nella provincia Ciociara, rappresenta a buon diritto quella cerchia di pittori che hanno scelto una strada ben precisa. Ossia la rappresentazione figurata dei propri sentimenti, senza ricorrere a quei soggetti che più facilmente si “vendono”.

Angeli, volti, personaggi che richiamano attraverso la forza dello sguardo. Così profondi sono quegli occhi che fanno sprofondare in un percorso interiore dolcissimo, svelandoci gli stati d’animo dell’umanità.

Le sue figure sembrano appellarsi al cielo, chiedendosi il senso della vita, della sofferenza, del mistero angusto e doloroso della morte. E. nel tentativo di spiccare il volo, qualcosa ci trattiene a terra. Sono le radici, l’appartenenza di noi stessi ad un’esistenza che regala e toglie a fasi alterne, in più con l’idea che l’uomo non abbia facoltà di interagire con il destino. Ma è pur vero che “Faber est suae quisque fortunae”.